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giovedì 14 giugno 2007

LA SCOMPARSA DEI FATTI vs SCHIAVI MODERNI

Perchè scrivere un libro fatto di testimonianze anonime, prive di fondamento e senza riportare alcun dato, numero, riscontro a documento? perchè non riportare anche quanche testimonianza contrastante? e perchè non fare verifiche ed accertamenti informandosi sulle aziende e sui fatti oggetto delle testimonianze riportate nel libro?

Da profana dico: non si scrive un libro così.

Troppo comodo fare retorica spicciola, invece di mettersi di traverso, rischiando di essere scomodi.

Perchè invece di commiserare comodamente, senza documentare, non si è pensato a come evitare che tutti questi precari, non finissero col diventare strumento di chi semplicemente vuole istituire l'oligopolio (se non il monopolio) anche nel settore dei call center?

Eppure chi se ne è reso conto c'è, e cerca di alzare la voce, una voce spezzata dalla mancanza di divulgazione, addirittura su uno strumento di facile propaganda come internet.

Perchè non chiedersi come mai, con tante realtà di sfruttamento, dove gli schiavi ci sono davvero, solo i call center sono stati presi ad emblema della precarietà da sconfiggere?


Come si può pubblicare un libro di opinioni, privo di fatti?
La testimonianza serve quando è costruttiva.

Chi ha la possibilità, la potenza divulgativa e il consenso popolare dovrebbe occuparsi di questo.


Troppo impopolare spiegare che c'è il sospetto che certi provvedimenti siano stati presi non per il bene dei lavoratori, ma per il bene di pochi imprenditori?

Brutto dire che le stabilizzazioni si sono fatte: ma male.


Vorrei poter finalmente leggere un libro, un ariticolo che ce lo racconta, lo spiega e lo dimostra documentandolo.

E poi finalmente avremo gli strumenti per lamentarci e per poi reclamare diritti che ci sono stati tolti, per denunciare e testimoniare.

Finalmente smetteranno i sessantenni di dirci con compassione che gli dispiace tanto, ma stiamo "pagando i debiti delle generazioni precedenti".

Marco, aiutaci tu.