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venerdì 8 giugno 2007

Precari e contenti, il call center è il mio regno

Anche Dory rende la sua testimonianza!
Leggetela qui


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In questi giorni sono stata incasinata di lavoro: c'è qui un altro cliente, un'azienda importante ed affermata a livello nazionale, con fatturati da sballo, in visita per formare il personale per poi sfruttare il call center pagando "un bianco e un nero".
Due giorni di formazione full time, 8 ore al giorno, 11 persone tra operatori, team leader e supervisori, 50 ore di programmazione per il software = 0 euro pagati dal Committente.
Mentre il call center paga. Comunque.

La finalità è un teleselling durante il quale noi dovremo produrre contratti per loro e loro ci ripagheranno con provvigioni da miseria.
Significa che se il Call Center non produce, non viene pagato.
Se produce, viene pagato comunque poco.
Mentre le paghe a noi come agli operatori arriveranno lo stesso...

Ma "il mercato è stagnante" (per dirla alla commerciale) e bisogna cogliere quelle "occasioni" che arrivano, per fare un pò di fatturato e riempire le postazioni.
D'altra parte sarà impossibile che qualcosa cambi finchè ci saranno "call center" del cavolo, privi di professionalità e improvvisati (soprattutto al sud) che tengono gli operatori in nero, o li pagano a provvigioni vergognose.
E' logico che questi sciacalli riescono a fare offerte bassissime ai potenziali clienti.
In tal modo si uccide il mercato.
E' un fenomeno che deve andare arginato.
Dove sono i sindacati? e gli Ispettori?

E i committenti intanto partecipano a questo sfruttamento.
E noi ci dobbiamo adattare, accettando offerte ridicole, pur mantenendo la nostra serietà ed immagine.
Per non parlare delle strutture, tecnologie ecc.
Poi ci si chiede perchè nelle sale i team leader fanno leva sugli operatori perchè producano e diano il massimo. E perchè i Supervisori devono motivare i team leader, perchè spronino il personale.
E i Manager stressano i Supervisori chiedendo rese alte per riuscire a far tornare i conti su attività che "si sono dovute accettare". Dando la colpa ai commerciali.
Alla fine chi è che sfrutta?

venerdì 25 maggio 2007

La cuffietta appesa al chiodo

Un giorno arrivi in ufficio, tutto tranquillo, ti siedi in postazione e ti loghi al pc. Attacchi la tua cuffietta, ti sistemi i manuali, controlli la posta (e già mi vien da ridere) e chiedi se ci sono aggiornamenti. Ti metti "available" sul client e attacchi a rispondere al telefono.
Un giorno arrivi in ufficio, hai passato una serataccia, non fai niente, semplicemente accendi il pc, ti loghi e ti metti "available". Cominciano ad entrare le chiamate e iniziano le prime rogne al telefono.
Un giorno arrivi in ufficio, magari qualche minuto prima, ridi e scherzi con i colleghi, organizzi la serata o il finesettimana con loro, la partita a calcetto con le colleghe che vengono a fare il tifo, intanto rispondi e commenti le cazzate che sparano i chiamanti, leggi il giornale, guardi internet con gli altri ... quando sul più bello arriva il responsabile del Call Center. Ti invita, appena libero, a recarti nel suo ufficio.
Ridendo e scherzando con i colleghi ti chiedi cosa avrai mai combinato stavolta, ti alzi e vai a vedere che cosa c'è.
Il responsabile ti comunica che data la tua affidabilità, bravura, preparazione, professionalità e serietà, hanno deciso che diventerai un SUPERVISORE.
Sììììììì, basta con telefoni, stronzi che chiamano, rotture di balle, sarai un supervisore, un team leader o come chiamarlo, ma puoi finalmente appendere quella cazzo di cuffietta al chiodo.
Il giorno successivo arriva la mail da parte del responsabile del CC: "con la presente vi comunichiamo che da lunedì avrete un nuovo supervisor ...". Che soddisfazione. D'altra parte te ne sei accorto quando sei arrivato in ufficio. Facce lunghe, serie, freddezza e poca voglia di scherzare. Nell'imbarazzo di dover spiegare, non parli. Tutto il resto della settimana lo passi nella tua postazione, solo, mentre gli altri parlottano tra loro e ti escludono da qualunque discorso riguardante l'azienda e il lavoro.
Passano gli anni, nonostante tutto, cerchi di rifarti. Ridi e scherzi in sala, cerchi di meritare la fiducia e la stima dei colleghi, lavorando bene e seriamente. Cerchi di far capire che nonostante tutto sei ancora un collaboratore, come loro.
Ma è la cuffietta che fa la differenza.
Un giorno vieni assunto. Con i colleghi va tutto bene, si esce la sera, si gioca a calcetto. Sembra filare tutto per il meglio, finchè il responsabile del call center non molla il colpo.
E il suo posto lo propongono a te.
Un'esperienza e una possibilità da non perdere. Una crescita professionale e finalmente la tua affidabilità, bravura, preparazione, professionalità e serietà veramente premiati.
Non più a fare lo schiavetto aziendale, lo schiavetto dei responsabili e degli operatori tutti assieme.
Continuano comunque le partite a calcetto, le serate in birreria e le cene aziendali. Ed inizi anche a portare la cravatta, raramente vieni in jeans, tantomeno in pantaloni corti. I pensieri aumentano, come le responsabilità e il tuo viso è sempre più teso, meno sorridente e lo sguardo più tirato.
Gli scherzi con i colleghi sono meno, perchè meno sono i momenti che passi in sala. Sempre in ufficio, sempre al telefono, per trovare il modo di "centralizzare" questa filiale "dislocata", per far sì che si prendano altre commissioni, che qui si lavori tutti, team leader, supervisori, responsabili ed operatori. Perchè siamo tutti nella stessa barca.
Ma è la cravatta che fa la differenza.
E ti accorgi che in questo Call Center c'è anche l'invidia, la diffidenza, il sospetto, le congetture e le macchinazioni.
E così, per inerzia, per necessità o per ripicca, ti metti contro.
L'ambiente non è più quello di una volta, per te.
Gli amici veri sono rimasti pochi. E a volte hai difficoltà a fidarti anche di loro.

Ma è una guerra tra poveri e io non mi ci farei prendere troppo dentro, se fossi in te.
I problemi sono altri, più grandi e chi è con te l'ha capito.

(Ogni riferimento è del tutto casuale. Ma questa storia è tanto inventata, quanto incredibilmente vera.)

mercoledì 16 maggio 2007

Sindacati e comunicati

Nel "Comunicato unitario sulle stabilizzazioni nei Call Centers", visualizzabile sul sito della UIL, leggiamo la lettera di trionfo delle tre principali sigle sindacali sulle sospirate e combattute assunzioni degli operatori telefonici.
In particolare leggiamo che nel nostro settore saranno (anche se in realtà leggiamo "sono stati") stabilizzati circa 20.000 lavoratori di cui il 90% con contratto a tempo indeterminato.
Di questi
  • circa 18.000 saranno assunti con contratto telecomunicazioni - il più vantaggioso per il datore di lavoro, quanto a costi -, attraverso 50 accordi sindacali
  • circa 1000 con contratto metalmeccanici con altri 20 accordi
  • circa 1000 con contratto terziario con 40 accordi.

CGIL, CISL e UIL sono contenti, perchè per la maggior parte si tratta di giovani e di donne e si propongono di affrontare il problema della committenza per contrastare il ricorso ad offerte al massimo ribasso.

I sindacati inoltre si propongono di analizzare le ragioni per cui un tale risultato non è stato ottenuto nei settori al di fuori dei call center.

Anche a me piacerebbe saperlo, perchè tra qualche mese saremo al paradosso: gli operatori saranno dipendenti, mentre i nostri committenti, oltre a chiedere sconti o alla peggio ad abbandonarci, dopo averci sfruttato per anni, continueranno a tenere personale precario.

Pur facendo soldi a palate, per i settori in cui operano, non solo non creano call center in casa loro (e quindi posti di lavoro PIU' stabili), ma addirittura tengono i loro impiegati a progetto, mascherando con tale forma contrattuale un vero e proprio lavoro subordinato.

Eppure in un mese il nostro call center, come altri in tutta Italia, ha subito ispezioni e sanzioni a tappeto, mentre dubito fortemente che le stesse ci siano state in assicurazioni, banche, fabbriche, cantieri e quante altre società di capitale che facciano fatturati da sballo e forse anche tremare le gambe a qualcuno che manca del coraggio di affrontarli.

giovedì 10 maggio 2007

Fin'ora abbiamo scherzato, ma...

...nel nostro Call Center saranno davvero assunte circa una ventina di persone entro il 30/12.

Il nostro gruppo ha infatti siglato un accordo a livello nazionale con le principali tre sigle sindacali. E' un ottimo risultato, a mio parere, perchè indipendentemente dai mezzi, dai perchè e dai per come è un miglioramento.
Rimane di fatto lo stato precario, in cui inevitabilmente versano i Call Center in generale.
Ancor più precario quando il Call Center non si trova in metropoli come Milano, ma in una regione che fa fatica a far fronte alle potenze esterne.
Però è vero che l'azienda ci ha evidentemente creduto e anche quaggiù ha deciso di dare un pò di luce sulle incertezze del futuro.

Le perplessità però rimangono: perchè un contratto d'assunzione a tempo indeterminato ti da garanzie remunerative, ma non quella fondamentale, cioè la certezza del lavoro.
C'è anche un'altra perplessità: dopo anni di sfruttamento da parte di Committenti che pur facendo fatturati da sballo ci hanno sottopagato richiedendo però professionalità e continuità (con un contratto a progetto? e con commesse di un anno?), saranno queste Aziende abbastanza oneste da accettare di far fronte ai rincari che necessariamente ne verranno? O scapperanno sostenendo che il Call Center a queste condizioni non è più necessario?
Sanno tutti come la penso: il malessere dei Call Center deriva dalle grandi società di capitale che hanno per anni sfruttato quest'opportunità, negando le assunzioni al loro interno.

Anche questa volta potrebbero averla vinta loro...