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venerdì 18 aprile 2008

DORY TORNA PRESTO

Comunque tutto è andato bene.
C'è un certo Carovita che non mi permette di rimanere oltre a casa.
Pertanto, quando Baby avrà appena tre mesi, questo favoloso call center di operatori neo-assunti mi vedrà rientrare.
E sarà un ritorno da temere, dato che visto l'abbandono forzato della mia prola sarò ogni giorno, costantemente ed inesorabilmente incazzata come una mam-MINA.

venerdì 5 ottobre 2007

La maternità in un call center

Ebbene sì, strano ma vero, anche Dory, precaria con contratto a tempo indeterminato, va in maternità.
"Strano" perché in un’azienda come la nostra sembra un lusso, anche se a onor del vero il congedo per maternità sarebbe previsto anche per i co.pro. Dico "sarebbe" perché si può aggirare la cosa. In altre aziende lo fanno, ma forse non sono quei call center con gli ispettori fuori dalla porta pronti a prenderti in castagna, o spesso non sono nemmeno call center.
Comunque io qui ho sempre visto rientrare dalla maternità qualunque collaboratrice l’avesse voluto.
"Strano" anche perché vado, ma non so davvero cosa troverò al mio rientro.
Questo a fronte del gratuito e inopportuno accanimento istituzionale nei confronti dei call center. Che ci sta sempre su, come una spada di Damocle.
"Vero" perché è vero, finalmente. Ma questa è una cosa tutta mia.
"Vero" anche perché ci vuole effettivamente del gran coraggio: ma ad un certo punto le scelte si devono fare e basta, poco importa aspettare che passi l’ennesima crisi e perdere anni correndo dietro ad una sicurezza che in posti di lavoro come questo non c’è, e mai ci sarà. Qualunque sia il trattamento contrattuale. E ancor più sapendo che si fa parte di quel 30% delle coppie che si sono formate sul luogo del lavoro.
E poi il gioco vale benissimo la candela!
Venendo a me (mi permetto in questi mesi di concedermi un po’ di egocentrismo) vorrei che qualcuno mi desse conferma. Dato che non ho trovato risposte a riguardo, nemmeno sul sito dell’INPS: sembra infatti che in questo Paese un bambino debba essere lasciato a casa dalla mamma a soli 3 mesi d’età, questo perché lei rientri a lavoro per evitare di dover continuare a campare con il solo 30% del proprio stipendio.
Bene, spero che non sia così. Perché allora è vero che viviamo in un Paese di maschilisti (cosa di cui sono già convinta di mio), un mondo del lavoro sciovinista (e come negarlo!) e un’Italia che ancora continua a pensare alle cazzate, invece di concentrarsi su quanto c’è di più importante al mondo: la crescita di una nuova vita. Indipendentemente da che sia figlio di matrimonio o dico o single o altro.
Il tutto per disincentivare la crescita professionale di una donna! Per aiutare quegli uomini che non vogliono che le loro mogli lavorino!
Certo è più importante parlare delle solite, stancanti, incomprensibili e noiose pensioni. Allora dov’è la previdenza sociale? Si riduce solo a queste ultime? Cioè a quella parte di persone che, giustamente o no, è stufa di lavorare, anche se potrebbe continuare a farlo benissimo e che non si sente sminuita a farsi mantenere da noi che alla sua età subiremo sicuramente un trattamento peggiore. E poi si sta solo a parlare di quello. Ma quante riforme saranno state fatte negli ultimi tempi sulle pensioni? Quante invece sulle maternità? Hanno solo avuto il coraggio di inserire una cosa inutile come la paternità (ma che uomo con una famiglia normale di padre e madre assieme ne usufruisce?).
Insomma quante riforme sulla previdenza sociale sono state fatte in questi anni che non riguardassero le pensioni?
Mio padre giustamente mi dice: "Preferirei andarmene in pensione con qualche euro in meno, sapendo però che quei soldi vanno per mantenere ancora a casa per qualche mese in più una neo-mamma." Aggiunge però: "anche perchè poi i soldi comunque te li dovrò sborsare io, per aiutarti!"
Papà, ti voglio bene, meno male che ho te e soprattutto guai a chi non ti ha!

mercoledì 25 luglio 2007

Due storie - La prima

Voglio raccontare due storie. Le storie di due mie amiche.
Ultimamente mi sento poco con loro, perchè per un motivo o per l'altro le nostre vite si sono divise, seguendo percorsi del tutto opposti.
La prima: una delle più vecchie e care amiche che ho. Si è trasferita dal sud per raggiungere il fidanzato che lavorava qui a Trieste. Io l'ho conosciuta all'Università, eravamo compagne di corso. Abbiamo anche fatto la tesi assieme e ci siamo laureate nello stesso anno. Ha circa 4 anni più di me e quando l'ho conosciuta lei aveva già lavorato, per mantenersi gli studi, come cameriera in un pub e come ragioniera.
Dopo la laurea anche lei si è iscritta come me ad un master.
Forte anche di questa qualifica, dopo due anni di ricerca inutile (pena forse il suo stato civile?), ha finalmente trovato un posto: come impiegata.
In pratica aveva fatto titolo il diploma e la precedente esperienza da ragioniera.
Le fanno un contratto di formazione lavoro, per due anni.
Nel frattempo si era sposata, e nell'illusione di tornare un giorno nella sua città di origine ha continuato a vivere in affitto, in un appartamento ammobiliato.
Dopo un anno e mezzo di lavoro, quando il contratto stava per scadere e dopo che l'avevano promossa e soprattutto dopo 4 anni di matrimonio ha deciso di avere un bimbo.
Regolare: è andata in maternità.
Il bimbo è nato, ha concluso la sua maternità e il giorno in cui è rientrata al lavoro le hanno comunicato di cominciare a cercare altrove perchè non le avrebbero rinnovato il contratto di formazione. L'avevano infatti nel frattempo già sostituita con una neo-laureata in legge.
Dopo un periodo di stasi, dovuto alla delusione, forse allo sconforto nel dovere ricominciare tutto daccapo, e occupata comunque a fare la mamma (e mano male che il marito è dipendente statale), la mia amica trova un altro lavoro: un part-time come socia di cooperativa (quindi precaria). Per 5 euro all'ora prepara i documenti per le gare d'appalto, attività su cui lei è specializzata.
Nel frattempo cade definitivamente l'illusione di un trasferimento e si delinea sempre più l'opportunità di costruire una vita stabile a Trieste.
Compra casa e fa un mutuo. Riceve l'aiuto dei contributi regionali.
Dopo tre anni di lavoro in cooperativa, decide di avere un altro bimbo.
La maternità per gli atipici è diversa. Si tratta di solo 5 mesi, all'80% dello stipendio. Inoltre il contratto è precario. Si può chiudere da un momento all'altro.
Il datore di lavoro si arrabbia anche questa volta.
Infatti il bimbo è nato, 5 mesi fa, e la mia amica ha ricevuto l'ultimatum di rientrare a lavoro entro settembre essendo in agosto in "ferie".
Pena la conclusione del contratto.
E quindi mi chiedo: ma noi che dobbiamo fare? dicono che l'Italia cambia, ma a me sembra che nulla si sia spostato di una virgola. Parlano di svolte, ma a me sembra sempre che navighiamo nella stessa merda. I governi mutano, come i ministri, ma nessuno sembra occuparsi di noi.
O meglio di chi non desidera altro che avere una famiglia, o anche non averla, ma almeno una certezza: che se la società deve essere stabile, allora lo sia anche il lavoro; se il lavoro deve essere precario, allora la società si adatti. Insomma qualcuno ci tenga in considerazione. Invece no: si pensa alle pensioni, alle intercettazioni, al governo, se cade o non cade, persino alle coppie di fatto. E nel frattempo lavorare, soprattutto per una DONNA ed essere indipendente, diventa sempre più complicato.