Ore 20.30 Airima rientra a casa.
Da quando ha deciso di cambiare città per esigenze di lavoro, vive da sola.
Ha un monolocale in un quartiere "dormitorio" alla periferia di una grande metropoli e ci rientra solo quando è oramai troppo tardi per rimenere in azienda perchè sono tutti andati via.
Già, perchè tornare a casa, riattaccarsi al pc quando almeno in ufficio ci sono altre persone con te?
Airima si è trasferita da sei mesi, ma la città è troppo grande, troppo caotica e frettolosa per poter stringere qualche rapporto che si porti al di là di quello professionale. E' così che ogni fine settimana scatta la corsa al rientro, nel paese d'origine, alla famiglia e agli amici di sempre.
Solo una settimana fa è riuscita ad uscire dal ritmo monotono lavoro-casa e a concedersi una serata diversa in un pub a bere una birra con a sua collega. Collega che in realtà non le è nemmeno tanto simpatica, così immersa nel lavoro, rigida, chiusa e fredda; ma che fare, l'ufficio si era svuotato presto e l'invito a passare una serata diversa dalla solita a casa davanti internet era piuttosto accattivante.
Era stato lì che aveva conosciuto un tale. Alla quarta birra, mentre la collega la osservava imbarazzata, Airima si era sciolta e aveva quindi trovato il coraggio di dar corda ad un tizio che conosceva solo di vista.
Questa persona l'attraeva, ma non aveva mai potuto avvicinarlo, trattandosi un fornitore della sua azienda, che dal suo ufficio faceva solo toccata e fuga.
Quella sera si era invece rivelata l'occasione giusta e la situazione si era sviluppata nella maniera più ottimale, dato che alla fine il tizio si era segnato il suo numero di telefono. Lei gli aveva deato il cellulare, ma l'aveva avvisato "siccome ce l'ho sempre spento ti do anche quello di casa, non lo uso mai, mi ci chiamano solo i miei e l'ho allaccaito per l'internet".
Il tizio non si era più visto passare in ufficio da quella volta, tantomeno aveva chiamato al cellulare. Airima ci sperava, però, e continuava a dirsi che tanto avrà trovato il cellulare spento, che lì dove abitava non aveva campo...
In più due giorni prima rincasando aveva trovato sul cordless di casa due chiamate non risposte, numero "privato".
Ore 20.35 Airima comincia a condire l'insalata, l'unico pasto che riesce a preparare in velocità, le passa un pensiero per la testa, controlla il telefono di casa: una chiamata non risposta, numero privato. Di nuovo.
Di colpo si fionda verso il cellulare, l'aveva lasciato spento. L'accende, niente messaggi e niente chiamate. Magari il tizio ha trovato il cellulare spento e ha provato sul fisso.
Pazienza. Se è interessato sicuramente richiama.
Ore 20.40 Airima comincia a mangiare, guardando sul televideo cosa daranno la sera in tv. Niente di niente, solo cazzate e non ha voglia di rimettersi al pc, non sa più cosa cercare in internet, non ha nemmeno sonno...
Ore 20.45 squilla il telefono di casa.
Airima afferra il cordless e subito butta l'occhio sul numero del chiamante.
Non è sua madre, non appare il numero, è privato.
Lascia squillare. Che non sembri che non ha proprio un cazzo da fare se non rispondere al telefono dopo mezzo squillo.
Al terzo squillo, in uno statpo di eccitazione, mista a dubbio, certezza, ansia e gioia, Airina calca il pulsantino verde del cordless, avvicina il telefono:
"Pronto", risponde
"Buongiorno sono Arianna di X25, la compagnia telefonica, volevo parlare con la signora Airina..." Un secondo in linea, senza rispondere e per riflesso di rabbia il pollice di Airina pigia il tasto rosso del cordless.
Sia chiaro, non voglio fare la scrittrice, voglio solo dare spiegazioni attraverso le situazioni della vita.
In effetti chi può dire di essere disturbato dalle compagnie telefoniche e quindi dai call center?
Qual'è il reale fastidio che arrecano queste telefonate?
A me sinceramente nessuna e non perchè ci sono dentro, ma proprio perchè non capisco che disturbo ci sia. diciamo invece la realtà: al di là della scarsa verosimilità della storia di Airima, la verità è che ci da fastidio la delusione che proviamo rispondendo al telefono, convinti che sia qualcuno ed invece è una compagnia telefonica. E quindi? tutti a fare i seccati e a sentirsi invasi nella loro privacy. Ma per favore, che se non ci fossero le compagnie telefoniche che li chiamano c'è gente che il telefono di casa non gli squilla neanche a pagarlo.
Per colpa di questi stressati, violati nella loro sfera privata, disturbati, violentati mentre cenano o si annoiano guardando il TG, c'è gente che rischia il proprio posto di lavoro.
O meglio, per la strumentalizzazione che al giorno d'oggi c'è del termine privacy e di ogni ambito che la riguarda, permettiamo di dare l'alibi a chi c'è sopra di noi per fare chissà quali basse manovrine.
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lunedì 23 aprile 2007
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