giovedì 19 aprile 2007

C’era una volta…- la favola di Dory, L'INEDITO

C’era una volta un Re. Questo re era grande, potente e spregiudicato. I suoi sudditi avevano paura di lui, ma allo stesso tempo si affidavano a lui, perché nonostante questo re li sfruttasse promettendo loro ricchezza e felicità, egli era un bravo uomo, che sapeva tante cose.
Un giorno il re scoprì che il suo regno non era più ricco e florido e decise di accettare gli aiuti di una grande Nazione che prometteva di tornare agli antichi fasti.
Purtroppo così non fu e ben presto il re disilluso abdicò.
I sudditi gioirono e festeggiarono per giorni la loro ritrovata libertà. Finché un brutto dì giunsero da molto lontano gli ambasciatori della Nazione (che mai si erano visti fino ad allora!) a chiedere il conto di quanto avevano fatto fino ad allora: "Adesso siete i nostri sudditi" dissero "e lavorerete solo per noi".
Ben presto incornarono un nuovo re troppo giovane per fare il sovrano. Questo Re veniva da lontano e non conosceva bene il regno in cui si era insediato. Per prima cosa pose un editto per i suoi sudditi e proibì in tutto il reame ogni sorta di festeggiamento.
I tristi sudditi cominciarono allora ad insorgere contro l’incauto sovrano, che ben presto abdicò.
Fu allora che i rappresentanti della Nazione dissero: "Forse i nostri sudditi hanno bisogno di una Regina?"
E la Regina arrivò. All’inizio la popolazione era scettica, aveva paura, date le delusioni dei precedenti regnanti. Ma la nuova sovrana cominciò subito a pagare di più il raccolto dei suoi servi e nominò alcuni di loro come suoi Cavalieri.
I sudditi rimasero colpiti da tanta benevolenza e cominciarono a lodare la regina.
La Nazione era contenta di ciò: infatti i suoi contadini lavoravano lo stesso per poco denaro, ma erano illusi che i loro raccolti erano comunque ben pagati.
Un bel dì qualcuno di potente, più della Nazione stessa, si intromise e disse ai rappresentanti della Nazione: "Ho scoperto che i tuoi servi lavorano i campi dall’alba al tramonto, arano, seminano, e raccolgono e i loro frutti tu non solo li paghi poco, ma addirittura non assicuri nulla per la sicurezza del tuo popolo! Quando si ammalano non lavorano e se non lavorano che frutti potranno dare i loro campi? E se non possono mai riposare, come faranno a dar da mangiare alle loro famiglie?"
La nazione rimase sconcertata, perché il potente che l’aveva rimproverata era davvero grande e invincibile e nessuno poteva nulla contro di lui. Capì di essere in pericolo e decise di riunire da ogni dove tutti i suoi esperti, i suoi colti e conoscitori per trovare una soluzione. Passarono lunghi giorni e lunghe notti a riflettere tutti assieme per trovare una soluzione, ma il raccolto dei contadini era l’unica risorsa per la Nazione e non c’era possibilità di farli fermare un attimo. Inoltre le altre nazioni con cui venivano mercanteggiati i raccolti del regno non volevano pagare di più, ma al contrario chiedevano sempre di più e per sempre meno soldi. La Nazione non aveva i soldi per pagare il riposo dei suoi contadini. E fu così che giunsero tutti all’unica inesorabile e compianta decisione: "Radiamo al suolo il regno, cacciamo la regina, i suoi nobili, i suoi cavalieri e i sudditi. Bruciamo i campi e rendiamoli infertili, è l’unica soluzione".
Il potente così capì che aveva recato danno pur volendo far del bene.
A pochi giorni di lì un esercito di soldati giunse nel regno e fece quanto gli era stato ordinato. Rase al suolo il regno, bruciò i campi e cacciò i sudditi che diventarono persone libere.
Si sparsero per ogni luogo della terra, alla ricerca di campi più fertili da coltivare e di re che li accogliessero sotto di loro. E trovarono ognuno qualcosa: alcuni un re buono, altri scoprirono di avere nuovi talenti, altri ebbero il tempo di fare cose che non avevano mai potuto fare.
Nessuno rimpianse più la Nazione e tutti vissero felici e contenti.
Continua?

2 commenti:

Dory ha detto...

Per fortuna non è (ancora?) finita così ...

Rex ha detto...

Cara Dory, mi sembri un pò catastrofista.
Sono quelli come te che ci hanno fatti finire a tal punto.
Se è il sistema che non funziona è giusto che crolli.